mercoledì, maggio 16, 2007

movin' away...

si trasloca..
non saprei (dire) se per capriccio
o per reale necessità..
forse un po' per entrambe le cose
si trasloca in un posto nuovo
che di nuovo ha solo il nome
e (almeno spero) nuovi spunti
per nuove parole
che valga la pena scrivere..
questo blog verrà svuotato,
un po' alla volta,
e tutto il passato spostato altrove
(http://rumorebianco.myblog.it)
dove sarà in buona compagnia..
spero lo sarai anche tu..

martedì, marzo 20, 2007

unità di misura

quanto è alto? quanto è pesante? per quanto tempo?
quanto mi vuoi bene? quanto mi desideri? quanto mi ami?
tanto.. tantissimo.. quanto il mondo intero..
più di me stesso.. di ogni altra cosa al mondo..
e a volte l'ho detto anch'io, credo..
ma non so se fosse vero, in fondo..
non ho avuto la possibilità di mettermi alla prova..
e se anche fosse stato vero?
e se anche fosse stato falso?
allora non so misurare un sentimento,
nè le emozioni che provavo
pensando ad un viso, una voce, un odore..
ed era un pomeriggio d'estate
e la strada fuori era brillante e polverosa..
coccolato dal fruscio delle onde, il paese dormiva..
stanco ed accaldato, silenzioso
e felice come se non esistessero
che risate e passeggiate in riva al mare,
e stanco e accaldato dormivo io
come se non avessi vissuto mai
prima di allora..
un pomeriggio d'estate
immobile e perfetto
come ero immobile e perfetto io,
vestito di serenità e sudore sottile..
il pigolio del telefono mi scosse,
aprii gli occhi e lessi due parole,
nere su grigio.. come stai?
in un secondo immaginai mille risposte..
una preziosa e tagliente,
una nuova, una vecchissima e abusata,
una inutile e banale.. una qualunque..
un insulto, un rimorso, un silenzio..
poi misurai tutto il tempo perso fino ad allora
e quello che perdevo ancora
a cercare parole e parole e parole
che non erano mai servite a nulla, e quindi..
parole e parole e parole, tutte le mie dolci,
smarrite, piccole e grandi, preziose parole..
valeva la pena sprecarne anche un'altra soltanto?
sprecare un altro secondo?
anche solo il movimento di un dito?
sprecare ancora un pensiero?
l'ennesima ruga sulla fronte aggrottata?
e poi il pensiero più bizzarro..
la domanda che mi regalò un sorriso amaro..
e la risposta che cercavo..
la risposta per me stesso.. e cancellai..
e chiusi gli occhi.. e il cuore.. e la mente.. e..
allora io non so quanto valga una parola,
quanto valgano un pianto, o una carezza,
quanto valga una promessa
che non riesci a mantenere..
ma so di sicuro, credimi,
che non è amore se non vale
neppure dodici centesimi..

"I know all there is to know about the crying game
Ive had my share of the crying game
First there are kisses, then there are sighs
And then before you know where you are
Youre sayin goodbye..

One day soon I'm gonna tell the moon about the crying game
And if he knows maybe hell explain
Why there are heartaches, why there are tears
And what to do to stop feeling blue
When love disappears..

I know all there is to know about the crying game
Ive had my share of the crying game
First there are kisses, then there are sighs
And then before you know where you are
Youre sayin goodbye.."

domenica, marzo 04, 2007

orme

ricordo uno strano film western
emozionante e commovente
allo stesso tempo,
bizzarro perchè fuori dai canoni,
e dai luoghi,
tipici del genere..
alla fine della storia un aborigeno,
che strappandosi i vestiti di dosso,
si incamminava verso il deserto..
è l'immagine che ho in mente adesso,
notte insipida e insonne,
e sotto le dita il desiderio
di strapparmi anche la pelle,
perchè vestiti addosso non ne ho,
ed incamminarmi nuovo e libero
verso il centro di qualche deserto..
prendimi, morfeo, prendimi..
sollevami per un capello e lasciami cadere
oltre il muro del sonno,
per quel che resta della notte
fammi sognare sabbia e sole..
la pelle che graffia e brucia,
e orme sui fianchi delle dune
che raccontano da dove vengo
e non decidono dove sto andando..
fammi sognare un orizzonte tremolante
ed un vento che mi accarezza il viso,
la memoria che lascia il posto alla speranza
e la serenità, dolce malinconia,
presentimento di una felicità
prossima ventura..

venerdì, marzo 02, 2007

senza titolo

accendi una candela per me
quando intorno è buio
e sarà come la luce del sole d'agosto
a provarmi che le mie paure
sono fantasie, e non fantasmi,
e disegnare nitidi sul muro
i contorni di ogni mio pensiero...
sussurra il mio nome
quando intorno c'è silenzio
l'ascolterò con l'attenzione
dedicata a un preziosissimo segreto,
a una rapita sinfonia,
al primo e all'ultimo
battito di un cuore...
e quando intorno è freddo,
e nebbia e rabbia,
fammi solo una carezza
leggera, con la punta
di un dito sul viso
e riprenderò a respirare,
o sarà solo un sospiro,
distratto, per un secondo solo,
dalla conta degli alberi morti
e delle buone intenzioni passate...
dimmi una bugia, che mi ami,
o che saremo felici per sempre,
condannati e salvati,
da un momento all'altro,
persi e ritrovati
in un battito di ciglia..
strappami dalle mani il biglietto
per l'ennesimo giro
sulla giostra dei rimorsi
e dei ricordi... e conta
fino a sette, e sarà già dopo..
passati stanchezza ed imbarazzo
alla fine della galleria
c'è il giardino di casa...

deserted

venerdì mattina,
quasi fine settimana, ma non ancora,
quasi quasi mi riapproprio
della mia vita, ma non proprio,
quasi rimandiamo a lunedì, ma non tutto..
lo stesso grigio che dipinge i muri
dei corridoi della facoltà
sta sotto forma di nuvole
tra l'azzurro (credo) del cielo
e gli occhi sollevati
a guardare in alto..
il vento marzolino
è freddo e scomodo sul viso,
e sorprendente, come un debito
che credevi di non dover pagare più..
venerdì mattina,
e un milione di desideri
tanto difficili da incastrare
uno con l'altro, e poi con la realtà,
un milione di nodi da sciogliere
e altrettanti da stringere forte..
tornerò in laboratorio,
a sgranocchiare qualche salatino,
e ascolterò un po' di pianoforte,
gli scricchiolii delle luci alogene
ed i sussurri che ho sempre in testa..
farò il punto della situazione,
ed il punto su come fare il punto..
venerdì mattina,
per corridoi vuoti, di luce e di rumori,
come se fossi rimasto
un ventiquattresimo di secondo indietro
rispetto al resto del mondo..
tutti scappati nel presente ed io
incollato al penultimo frame
sul palcoscenico dell'università..
motore, azione, buona la prima..
mi solletica la tentazione
di dare una spallata al muro
per vedere se (ci pensi?) sia davvero di cartone..
poi no, non lo faccio, sciocchezze..
il bianco dice che sono fantasie simpatiche
e un po' banali, il nero che ho paura
che il muro ceda davvero..
venerdì mattina,
cosa è passato sotto i ponti?
una carovana di musica e parole,
alcuni viaggi, la tesi, il lavoro,
e poi spaventi, dolore,
e anche risate e passeggiate..
vino, bevuto in bicchieri scheggiati,
rinunce, ma preferisco chiamarle pulizie,
un pollice rotto, che pian piano sta guarendo,
e rotte anche certe speranze,
che però non guariscono mai..
riordinerò le carte
e qualcosa ne tirerò fuori
che valga la pena di leggere
o scrivere o cancellare..
venerdì mattina,
abbagliato da una felicità molesta
che non so spiegarmi,
e a cui mi attacco con le unghie..
venerdì mattina,
e chissà quanti altri ancora..

mercoledì, novembre 22, 2006

peccati mortali..

confondere le scuse con le ragioni
e gli alibi con le spiegazioni..
confondere la convenienza con l'amicizia,
la gratitudine con il sesso,
e l'abitudine con l'amore..
confondere l'incoscienza con il coraggio
e la prudenza con la vigliaccheria..
confondere la rabbia con il rancore..
confondere l'importanza con l'odio..
confondere l'egoismo con l'autostima,
e la cecità con la coerenza..
il vecchio con l'antico,
lo stupido con il semplice
e l'impossibile con il difficile..
e poi confondere se stessi con il mondo
ed il mondo con se stessi..

domenica, novembre 19, 2006

domenica

non ti ho mai sognata, sai?
o forse sì, ma avevi
un altro viso, altri occhi,
un altro nome, e allora..
probabilmente anche il sogno
era quello di qualcun'altro..
prendimi per mano ma ricorda
che non sono tuo,
non appartengo a nessuno,
neppure a me stesso..
l'unica cosa
che sarei pronto a giurare
è che esisto in carne ed ossa..
e capelli bianchi..
e ninnoli.. e cicatrici..
quanto mi sembrava poco
qualche anno fa,
poco o nulla, e invece..
adesso è tutto quel che ho..
non ho più voglia di spiegare,
è forse una scrollata di spalle
meno nobile della coerenza?
mi specchio nella campana
del sassofono
e vedo una figura
infinita e storta,
piegata dai riflessi dell'ottone..
che altro posso fare
in certi pomeriggi senza fretta
se non smontare la malinconia,
poi rimontarla con cura,
dopo averla disinnescata
come un artificiere
farebbe della sua bomba..
e poi aspetto una voce
che non sia la mia
e una sorpresa
che non mi turbi un'altra volta..
aspetto sera,
con il viso tra le mani
e dopo la notte,
e un altro giorno ancora
da riempire con passi e parole,
camicie non stirate
e piccole bugie..

sabato, novembre 18, 2006

ai confini della realtà..

quello che segue è personale
tra me ed un misterioso visitatore:

caro [scrivoenonmileggo]
(chiunque tu sia
e qualunque cosa tu sia..)

io ci ho messo tutta la buona volontà,
ma il tuo ultimo commento,
che avrebbe dovuto chiarirmi
il contenuto del penultimo,
è un raro capolavoro
di ermetismo..

un pizzico di analisi:

<ma cosa ne saprò io dei codici html?...>
ehm.. cosa c'entra l'html?
<ci ho provato!...>
a fare cosa?
<l'ho visto...>
sì, ma cosa?!?
<ti ho pensato...>
e ti ringrazio..
<te lo passo...>
ma cosa?!?! (e due...)
e come? e dove?
<ci riprovo...>
a fare che?
e quando ci hai provato
la prima volta?
ma porc%&$£@#§...
<almeno vediamo che succede...>
nulla.. non succede assolutamente nulla
(a parte me che mi lambicco il cervello)
se non provi ad essere più chiaro..

insomma.. prova ad aumentare
il numero di frasi sensate
o a ridurre la dose giornaliera!! ;-)

scherzi a parte.. di che stai parlando?
forse hai sbagliato persona?
sbagliato blog? sbagliato pianeta?

mah... nel frattempo..
resto con i miei dubbi...

famme sape'..

luca

domenica, novembre 12, 2006

viandanti..

le persone nascono,
le persone muoiono..
e come entrano ed escono
con tanta facilità
da qualcosa di
grandioso ed eterno
come il mondo
con altrettanta facilità
entrano ed escono
da qualcosa di
piccolo, fragile
e aleatorio
come le vite
di altre persone..
paurosamente,
tristemente
e fortunatamente
piccolo, fragile
e aleatorio..
mi è successo tante volte
e altrettante sarà successo
anche a te,
o forse molte di più,
di essere la casa
o il viandante,
il rifugio
o l'ospite di poche notti..
si entra per caso,
più un cucchiaino di curiosità
e buona volontà quanto basta
e si esce per un'infinità di motivi..
perchè lo voglio io,
perchè lo vuoi tu..
perchè lo vuole qualcun'altro,
a volte, oppure..
per il solito caso..
perchè finisce la curiosità..
o perchè la buona volontà
non basta più..
e sarebbe banale ed inutile
parlare dei vuoti che restano
più banale ed inutile
delle quarantadue righe
che sprecano lo spazio
prima di queste tre..
forse appena un pizzico
meno banale è guardare
le impronte lasciate
su certi muri
da certi ritratti
ripensando senza troppa nostalgia
agli echi di certe voci
perchè se hai fatto del tuo meglio,
stringendo i denti quando dovevi
e dosando parole e silenzi,
sorrisi e veleno,
verità e segreti e scuse
non rimproverarti nulla..
quel quadro troverà la parete giusta
ed un altro ne coprirà l'impronta..
cosa resta, dici?
tutti i giorni a venire,
da questo in poi..

"how i wish,
how i wish you were here
we're just two lost souls
swimming in a fish bowl,
year after year,
running over the same old ground
what have we found?
the same old fears,
wish you were here.."

sabato, ottobre 28, 2006

conchiglie e stelle

è passata la mezzanotte
e sdraiato sul mio letto
ascolto canzoni scelte dal caso
parlano di uccelli che spiccano il volo
di giorni perfetti, punti di vista,
amori e altri inverni..
e di arcobaleni..
seguo la musica fischiettando
con gli occhi chiusi
e immagino le note come macchie
sullo spartito
e poi come tocchi
sulle chiavi del sassofono,
e sabbia tra le dita dei piedi
e nelle narici l'odore del mare,
una spiaggia del cilento come palco,
il fruscio della risacca
per accompagnamento
e la notte tutta da attraversare
ed ero lì,
a cinquecento kilometri
dal letto su cui avevo chiuso gli occhi
e a dieci mesi dall'ottobre
indeciso se regalarci
più brividi o sudore..
ero lì di fronte al mare
su una sdraio invecchiata
da salsedine e sole
con stelle e conchiglie a farmi
da pubblico
attento e silenzioso..
ero lì
con musica e pensieri
soltanto miei..
un sogno più vero del vero
e della realtà altrettanto fragile,
tanto da rompersi
al primo battito di palpebre,
al primo raggio di luce
della lampada nella mia stanza..
ma cinquecento chilometri
non sono che un passo
e dieci mesi uno schiocco di dita..
quella notte e quella spiaggia
mi appartengono,
la sabbia mi sta già aspettando
e conchiglie e stelle ascolteranno
solo me..

"when we'll wake up
some morning rain will wash away our pain..
when we'll wake up
some morning rain will wash away our pain..
cause it never began for us,
it will never end for us..
cause it never began for us,
it will never end for us.."

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